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5 Maggio, una mobilitazione di tutta la società per la Scuola Pubblica

Siamo studenti , lavoratori, migranti, singole realtà ed associazioni che vivono ed operano nella metropoli romana. Quotidianamente ci confrontiamo e lottiamo contro una realtà sempre più ostile, in cui i diritti minimi vengono calpestati a causa della carenza di un sistema di welfare, della continua precarizzazione del lavoro e del mercato del lavoro, della privatizzazione dei nostri luoghi formativi e di quasi tutti i servizi pubblici, dello sfruttamento intensivo e scellerato del nostro territorio.

Sappiamo bene cosa significhi studiare in edifici fatiscenti; fare tre lavori per mantenersi all’università per colpa di una borsa di studio negata; saltare da un lavoro precario ad un altro senza poter progettare il futuro; vivere la marginalità sociale, l’abbandono ed il degrado di tante delle nostre periferie.

La gestione iniqua delle crisi ha comportato un aumento vertiginoso delle disuguaglianze, nella nostra regione oltre 100.000 minori vivono in condizione di povertà assoluta, 8.000 sono le famiglie sotto sfratto per morosità incolpevole, il 40% dei giovani è disoccupato, il tasso di abbandono scolastico ha raggiunto il 13% (arrivando al 20% nelle periferie) , e l’università pubblica ha sempre meno iscritti (basti pensare che “La Sapienza”, ha perso dal 2008 al 2014, ben 30.000 studenti)

Una situazione drammatica causata sicuramente da vent’anni di politiche neoliberiste, attuate anche a livello locale, volte a privatizzare i servizi pubblici essenziali, a svendere il patrimonio pubblico, a smantellare completamente ogni sistema di diritto allo studio, a uccidere diritti e tutele nel mondo del lavoro.

Negli ultimi mesi è emerso un altro buco nero che per anni ha dominato e corroso questa città: il sistema marcio e criminale di Mafia Capitale. Ci siamo mobilitanti contro la gestione mafiosa di Roma , nella convinzione che per vincere le mafie non basti un assessorato ad hoc o un cambio nomine, ma sia necessario intraprendere una dura lotta alla corruzione, sia necessario ripartire da una reale autodeterminazione dei territori e ridare centralità alla costruzione di un nuovo welfare, strumento necessario per contrastare la marginalità sociale in cui le mafie trovano terreno fertile.

Consapevoli , inoltre, che sia necessario assumere le diverse vertenze presenti nella società dal punto di vista della loro portata generale, in autunno siamo scesi in piazza anche contro i provvedimenti del Governo Renzi. Nella Capitale, le mobilitazione della scuola si sono unite a quelle contro il Jobs Act e lo Sblocca Italia, ritenendo essenziale lottare contro un’ idea di società improntata sull’aziendalizzazione della scuola, sull’istituzionalizzazione della precarietà, su un modello di sviluppo legato ad ideologie iper- liberiste.

Negli ultimi mesi, il Governo Renzi ha dimostrato tutta la sua deriva autoritaria, proseguendo con metodo anti-democratico l’approvazione di ogni riforma (ad ultimo, il vergognoso voto di fiducia sulla legge elettorale). In nome del “cambiamento per il cambiamento”, il Premier non solo decide di strozzare ogni dialettica parlamentare ma criminalizza e delegittima ogni forma di dissenso; ignorando la società che quotidianamente si organizza per contestare le sue politiche e proporre alternative concrete. Si tratta di un atteggiamento di chiusura e ostilità al confronto che ha pochi precedenti e che pretende una risposta netta e forte.

La riforma della scuola è indubbiamente emblematica del Renzi-pensiero: più soldi per privati in una scuola che smette sempre più d’essere pubblica; più poteri ai presidi che decidono anche degli scatti di stipendio dei docenti, di cui viene evidentemente minata la libertà di insegnamento; la valutazione ed il merito utilizzati come strumenti di selezione feroce; un’ alternanza scuola-lavoro tutta orientata a soddisfare i bisogni delle imprese. Si tratta di un modello di scuola feudale,in cui i saperi saranno completamente piegati alle esigenze del profitto. Si tratta di un modello di scuola che va fermato senza nessuna possibilità di indugio; riconoscendo nella libertà dei saperi, nell’ istruzione pubblica, nella tutela del diritto allo studio la base fondamentale per qualunque progetto di società fondato sulla democrazia e la giustizia sociale.

Riteniamo, infatti , che al tempo della crisi i Saperi debbano essere una priorità per poter immaginare e costruire un diverso modello di sviluppo. Solo se i saperi sono liberi dai processi del mercato e dal profitto dei privati, e se sono accessibili a tutti e tutte, possono formare persone libere, in grado di coltivare giustizia sociale ed eguaglianza sostanziale. Solo se i saperi sono liberi è possibile radicare una nuova sensibilità culturale e sociale in grado di debellare alla radice i rigurgiti fascisti e razzisti.

Pensiamo sia fondamentale scendere in piazza il 5 Maggio in occasione dello Sciopero Generale della Scuola, per proseguire una lotta d’attacco, che punta a ripubblicizzare la scuola in toto, contro la politica di privatizzazione e di dequalificazione; per dimostrare a questo Governo quanto numerosa sia la sua reale opposizione, quella sociale; per fermare l’approvazione de La Buona Scuola e per costruire insieme un’idea diversa di Paese che parta da un’idea diversa di scuola ed università. Il 5 Maggio in piazza non ci saranno solo studenti e docenti, non ci saranno solo coloro che vivono quotidianamente la scuola, ma dovranno esserci tutti: studenti, operai, partite iva, precari di ogni settore, pensionati ed immigrati. Quando si tocca la scuola si tocca il fondamento e la speranza di un Paese ed, oggi, chiediamo a tutti e tutte di mobilitarsi per difenderla.

ACTION

ACT

ADI ROMA

ARCI ROMA

DA SUD

FIOM ROMA E LAZIO

LINK ROMA

SPINTIME

UDS ROMA

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