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Non uccidiamo l’Università, difendiamo la Partecipazione!

Durante la seduta del 26 Luglio del Senato Accademico, verrà messa in votazione una delibera che prevede lo sgombero di due luoghi storici di aggregazione e produzione sociale e culturale del nostro Ateneo in seguito ad un monitoraggio fittizio: l’aula L1 di Scienze e la Charlie Brown di Lettere.
Un monitoraggio commissionato dal Consiglio d’Amministrazione, che non solo non ha tenuto conto di molteplici spazi realmente inutilizzati, ma che sembra atto a cancellare quelli che sono gli unici due luoghi che promuovono pensiero critico all’interno del nostro Ateneo.
Da 25 anni queste aule rappresentano un punto di confronto e di condivisione dei saperi, nonché di rappresentanza e di supporto per tutta la Comunità Accademica.

Per questo chiediamo a tutte e a tutti, non solo di sottoscrivere l’appello in allegato, ma anche di partecipare all’assemblea pubblica che si svolgerà lunedì 25 alle ore 13 in aula L1, e al presidio che si terrà in concomitanza con la seduta del Senato Accademico presso la facoltà di Giurisprudenza martedì 26 alle ore 15.

Al Senato Accademico dell’Università
degli Studi di Roma Tor Vergata

Nel Consiglio di Amministrazione del 26 Aprile 2016 è stata disposta una verifica degli spazi al fine di destinare nuovi locali da adibire ad “aule studio”. Con una delibera del Direttore Generale è stata costituita una commissione che avrebbe dovuto presiedere ad un sopralluogo in tutte le facoltà al fine di ridisporre queste nuove aule. Tale sopralluogo non è mai avvenuto e quindi rende inconsistente ogni sorta di provvedimento e inattuabile ogni sgombero. Alla luce di questo “monitoraggio”, tra tutti gli spazi menzionati, solo due di questi, l’Aula Charlie Brown di Lettere e Filosofia e l’Aula L1 di Scienze, andrebbero ridestinati ad esigenze didattiche ed una per esigenze di servizio. Dalla delibera messa in approvazione risultano inoltre assenti alcune aule in disuso o attribuite a soggetti o scopi differenti da quelli elencati. Disperse fra le facoltà infatti, risultano assenti l’Aula Acquario della Macroarea di Giurisprudenza, tutti gli uffici non riassegnati di professori andati in pensione, alcune aule del piano -1 di Economia, aule diventate magazzini e aule assegnate ad altre associazioni studentesche delle quali non si è parlato, inoltre citandone una per tutte, l’aula di Ingegneria che risulterebbe essere gestita dei rappresentanti studenteschi in realtà risponde ad Azione Universitaria. In tale delibera inoltre non si tiene conto di tutti quegli spazi che in questi anni sono stati sottratti all’attività didattica al fine di ospitare spin-off come avvenuto proprio nella Macroarea di Scienze sede della maggior parte delle aule messe al bando.

Le due aule definite “utilizzate” sono quelle maggiormente attive all’interno dell’Ateneo, autogestite dagli studenti stessi delle diverse facoltà, dove durante tutto l’anno accademico si svolgono una lunga serie di attività quali assemblee, dibattiti, cineforum, laboratori, punti di informazione per gli studenti, rappresentanza, book-sharing, mercatino del libro, sportelli di orientamento e assistenza al diritto allo studio, sportello Caf, corsi di autoformazione, volantinaggi e attività politico-culturali. Detto ciò non si può negare che queste aule rappresentino un punto di aggregazione fondamentale per gli studenti punti di cui l’Università ne è totalmente priva. Inoltre, proprio in queste aule, si sviluppano ed elaborano analisi critiche del mondo universitario e dei temi di attualità, dai quali emergono tutte le carenze e le necessità della comunità accademica, che altrimenti non emergerebbero, sviluppando la partecipazione attiva delle varie componenti universitarie alla vita accademica stessa, e cercando di influire su di essa.

È assurdo che in un contesto universitario con così tante inadempienze ci si soffermi sulla presunta inattività degli unici spazi che davvero forniscono un sostegno a studenti e a tutta la comunità accademica. Per questo vogliamo che il Senato Accademico esprima parere contrario a queste disposizioni, in quanto i presunti risultati di questi monitoraggi non sono attendibili e inoltre la chiusura di questi spazi porterebbe ad un ulteriore impoverimento politico-culturale dell’Università stessa, riducendo sempre di più momenti di confronto e di sviluppo di un’interazione nella comunità accademica, che al contrario, dovrebbe essere uno degli obbiettivi principali di questo Ateneo.

Si contribuirebbe così, solo a sminuirne ulteriormente il suo ruolo di formazione ed emancipazione accelerando dunque il processo di declino che la vede giorno dopo giorno sempre più un luogo di passaggio attraversato esattamente come una fermata della metro, di corsa e a testa bassa, dove non si conosce neanche il proprio vicino di banco, con studenti che pensano solo alla “caccia ai crediti” e non alla crescita umana e culturale o al reale interesse per ciò che fanno. L’inevitabile conseguenza di tutto ciò, in una società che già ci trova sempre più individualisti e passivi, sarà quella di arrivare ad un ricambio generazionale dove i giovani non sappiano guardare il mondo con gli occhi di chi elabora e collega, analizza e critica, avendo perso la curiosità e la spregiudicatezza che contraddistinguono la voglia di sapere e di conoscere che fa di essi il futuro e la speranza della società.

Non uccidiamo l’Università

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